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mercoledì 12 aprile 2017

Aforismi tratti dal saggio L'illusione della libertà


Dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.

  • Non saremo liberi fin quando non ricominceremo a pensare, perché se la mente è ridotta in catene allora anche il corpo non può che vivere in condizione di privazione della libertà.
  • La felicità non è una questione di consumo, ma di tempo libero in abbondanza per esprimere il proprio essere.
  • Nell'odierna società, lo scopo della scuola non è di fornire agli studenti gli strumenti per maturare un sano spirito critico, né di aiutarli a coltivare le proprie passioni più autentiche, ma di sfornare lavoratori docili e ubbidienti disposti a credere alle presunte verità diffuse dal potere, e a subordinarsi spontaneamente per 8-10 ore al giorno, svolgendo diligentemente i ruoli utili al capitale, senza lamentarsi o avere pretese rivoluzionarie.
  • La follia dell'odierna società diviene evidente quando si osserva come l'azione più naturale che ci sia, ovvero mettere al mondo e crescere dei figli, si sia trasformata in un "problema", perché si deve lavorare e quindi non si ha tempo da dedicare alla famiglia, oppure perché il lavoro non c'è e quindi non si ha denaro a sufficienza per poter assicurare un'esistenza dignitosa ai propri figli.
  • Le imposizioni dell'odierna società sono ben evidenti e iniziano fin dalla tenera età: obbedisci, vai alla messa, vai a scuola, vai a lavorare, sposati, fai dei figli, compra una casa, compra una macchina, paga il mutuo, paga le tasse, segui la moda, guarda la TV, leggi i giornali, vai a votare, non lamentarti, non protestare, evita di pensare e soprattutto non dimenticarti mai di ripetere: «Io sono libero, io sono libero, io sono libero, io sono libero...»
  • La vera funzione del lavoratore dipendente è quella di generare utili per conto di una minoranza d'individui parassitari, che possono permettersi di vivere nel lusso grazie al sacrificio esistenziale di chi non vede alternative all'ingurgitare il boccone al veleno della propria schiavitù.
  • Comprendiamo fino in fondo il valore del tempo della vita solo quando quest'ultima svanisce. Riconosciamo l'importanza del rispetto della morte, ma tendiamo a ignorare il rispetto della vita. È questa una delle più grandi ipocrisie della nostra società: pratichiamo il culto dei morti quando, invece, avremmo un disperato bisogno di un culto dei vivi.
  • Per mantenere la sua stabilità il sistema non può permettere che fioriscano esseri umani gioiosi, energici e vitali, né teste pensanti, critiche, scettiche e razionali; ancor meno menti creative, originali e stravaganti, o individui rivoltosi, disubbidienti e rivoluzionari, che pretendono la libertà per sé e per gli altri: il sistema ha bisogno di persone "normali".
  • Chi afferma di voler difendere il "diritto al lavoro" fa sempre riferimento al primo articolo della costituzione italiana, dimenticandosi puntualmente di tutelare il "diritto alla felicità", che invece dovrebbe essere il vero diritto sul quale fondare la costituzione di ogni paese del mondo. 
  • Il «cogito ergo sum» di Cartesio è stato trasformato dal capitalismo in «possiedo quindi sono»; ma quando un individuo viene spogliato dei suoi averi che cosa resta del suo essere?
  • L'equazione tempo uguale denaro è un chiaro riflesso delle esigenze di un mondo malato di profitto, nel quale gli individui hanno ceduto la propria dimensione umana per quella economica. 
  • Nell'odierna società, il lavoro è un potente mezzo per il controllo sociale. Individui che non hanno tempo per pensare, la cui creatività è annullata dalla quotidiana attività lavorativa e che per sopravvivere dipendono completamente dalla propria subordinazione, difficilmente riusciranno a ribellarsi.
  • Il lavoro dovrebbe essere una libera, matura e volontaria espressione del proprio essere, non una costrizione che annulla l'individuo e lo allontana dalla felicità, imposta dal sistema mediante paure, ricatti economici e condizionamenti mentali.
  • Chi è disposto a farsi sfruttare e non si oppone apertamente allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è complice degli sfruttatori, in quanto rende possibile il perpetrarsi delle condizioni d'asservimento per se stesso e per il resto dell'umanità.
  • Il viaggio più importante, quello che è davvero in grado di cambiare l'esistenza di un essere umano, non si può trovare all'interno di un'agenzia di viaggi e non necessita neanche dell'acquisto di un biglietto, eppure quasi nessuno è disposto a compierlo: si tratta del viaggio interiore che conduce alla scoperta di se stessi e della propria umanità.
  • Tutti gli individui dovrebbero avere la certezza di poter vivere in modo dignitoso solo ed esclusivamente per il fatto di essere umani.
  • Gli unici individui che dovrebbero essere premiati, sono coloro che non hanno le capacità per conquistarsi un premio da sé.
  • Il fine del capitalismo non è il raggiungimento del benessere collettivo, né l'incremento della felicità, bensì la legittimazione e l'accrescimento del potere e della ricchezza di un'élite, che si avvale di un ingiustificabile sfruttamento di esseri umani e risorse comuni.
  • Un mondo migliore per tutti è possibile, qui e ora. Ma per costruirlo dobbiamo iniziare a cooperare, impiegando la nostra intelligenza per raggiungere l'unico vero e nobile fine: il benessere di tutti gli esseri viventi.
  • Siamo naturalmente incompatibili con il grigiore delle aziende, con gli obblighi e le costrizioni del lavoro subordinato, perché abbiamo trascorso milioni di anni tra il verde delle foreste, nella più totale libertà e assenza di ogni tipo di confine al di fuori di quello dovuto a un limpido cielo blu. Non ci siamo evoluti all'interno delle fabbriche come schiavi del capitale, ma come esseri liberi di vivere la vita, immersi nella bellezza della natura.
  • La fine delle guerre, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e della povertà, ma anche la rivoluzione, l'uguaglianza sociale o il benessere collettivo... fateci caso, il potere chiama utopia tutto ciò che la massa non deve neanche immaginare di poter fare.
  • La rivoluzione inizia quando comprendiamo che il potere di un altro individuo non può esistere senza la nostra legittimazione, che è resa possibile dalla paura e dal timore, dall'ubbidienza e dalla sudditanza.
  • La libertà non si ottiene con dei padroni più buoni, ma senza padroni.
  • Se solo volessero, i lavoratori potrebbero riappropriarsi dell'acqua data in concessione alle multinazionali, della terra, quindi dei suoi frutti, e di tutti i mezzi di produzione contenuti nelle aziende, all'interno delle quali loro stessi lavorano, ogni giorno, sapendo perfettamente come utilizzarli anche senza la presenza di soggetti privati che se ne attribuiscono ingiustamente la proprietà, e tanto meglio senza dover garantire, con il sacrificio della propria vita, un profitto a una nutrita schiera di sfruttatori parassitari.
  • Le nostre esistenze sono oberate da incombenze assurde e innaturali; finzioni, che generano preoccupazioni e sofferenza, ma che il sistema insegna a rispettare e assolvere diligentemente, anche a costo d'ignorare l'infinita bellezza di un'esistenza fatta di semplicità e di libertà, anche al caro prezzo di sacrificare la salute e il tempo da dedicare ai propri figli, perché questi sacrifici sono richiesti per il bene dell'economia.
  • C'è una forte necessità di ripensare le logiche del mondo del lavoro che non sono più in grado di stare al passo con i tempi, in modo tale che l'umanità possa cogliere le grandi opportunità concesse dall'avvento delle automazioni. Non abbiamo bisogno di un nuovo luddismo, ma d'impiegare la tecnologia in modo intelligente per migliorare le condizioni di vita di tutti.
  • Viviamo sotto la dittatura del regime capitalistico che si avvale dei ricatti dell'economia e dei mezzi dello Stato per inscenare l'illusione della democrazia e della libertà.
  • Il Dio delle religioni monoteistiche si è trasformato nel dio Mercato.
  • Ecco che cos'è oggi la normalità: una massa d'individui che lavora e consuma senza rimettere in discussione il paradigma dominante, alimentando il sistema che li sfrutta, li opprime e annulla il senso della loro vita.
  • Il segreto per vivere con gioia e pienezza l'esistenza è di ricercare, coltivare ed esprimere liberamente il proprio essere, inseguendo sogni e passioni autentiche e sincere, e non di certo quello che ci viene suggerito o imposto dal sistema.
  • Non si tratta di avere, ma di saper dare in modo incondizionato, né di apparire, ma di essere, esprimendo la propria unicità.
  • Il profitto è il cancro della nostra società.
  • Sperare che il sistema capitalistico elimini le criticità e realizzi il benessere collettivo, è come tentare di curare una malattia usando quel veleno che invece ne rappresenta la causa.
  • Proprio come un vero schiavo, il lavoratore salariato non si riposa quando è stanco, non resta a casa se non ha voglia di andare al lavoro, o magari ha di meglio da fare, non si rifiuta di sbrigare un compito che gli è stato assegnato per quanto odioso esso sia, perché la paura di essere licenziato lo pietrifica, rendendolo docile, ubbidiente e servizievole. 
  • Nella Società Capitalistica le reali esigenze di un essere umano passano in secondo piano rispetto al lavoro, che invece assume un ruolo centrale, perché il sistema non è finalizzato a generare benessere, felicità e libertà ma profitto. 
  • Le automazioni e l'intelligenza artificiale non rappresentano un “pericolo” in quanto sono in grado di "rubarci il lavoro", ma al contrario sono degli strumenti fondamentali da impiegare in modo massivo per restituire tempo libero in abbondanza agli esseri umani che potrebbero comunque avere accesso ai prodotti realizzati da un sistema produttivo quasi completamente automatizzato.
  • Che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità?
  • Abbiamo mezzi e conoscenze per assicurare libertà e abbondanza all'umanità, ma continuiamo a vivere in una società dove regnano lo sfruttamento, la povertà e un'odiosa costrizione nei confronti del lavoro. 
  • Come si può parlare di libertà, se dobbiamo sacrificare la maggior parte del tempo della vita a causa di una moderna forma di schiavitù, quella del lavoro, che è figlia delle esigenze distorte di un mondo malato di profitto?
  • Cercare di guadagnare quanto più denaro possibile non è uno scopo di vita sano, ma la perversione di una mente malata.
  • Chi studia con impegno laureandosi con il massimo dei voti per poi diventare uno "schiavo felice" al servizio del capitale, dimostra di non aver capito il vero scopo della conoscenza e tanto meno di aver intuito il senso della vita.
  • Continueremo a competere l'uno con l'altro per i nostri egoistici obiettivi, o finalmente inizieremo a cooperare altruisticamente per un fine comune?
  • L'obiettivo di liberare gli esseri umani dalla costrizione al lavoro rappresenta un passo fondamentale nel percorso del raggiungimento del benessere collettivo che deve essere razionalmente perseguito. 
  • Un tempo i lavori forzati venivano imposti con la forza; oggi invece gli individui si procurano autonomamente la propria schiavitù recandosi quotidianamente nelle aziende a servire i padroni.
  • La vita è troppo breve per essere sprecata facendo cose contro la propria volontà. E invece, oggi, per la stragrande maggioranza degli esseri umani, il lavoro non è una questione di volontà ma una costrizione.
  • Oggi i lavoratori sono macchine al servizio delle necessità del sistema economico; la qualità della loro esistenza diviene sacrificabile, in quanto subordinata all'ottenimento del primo fine: la massimizzazione del profitto.
  • Per essere liberi, prima di tutto, bisogna liberare la mente da dogmi, pregiudizi e condizionamenti, e per farlo l'unica via praticabile è quella di adottare una forma mentis scettico-razionale, allenandoci ad esercitare lo spirito critico e il libero pensiero. 
  • Li chiamano imprenditori, datori di lavoro o benefattori, perché ti offrono la possibilità di poter lavorare in cambio della maggior parte della tua vita e del frutto del tuo lavoro.
  • Lo Stato è il più potente strumento al servizio del capitale.
  • Nei programmi scolastici inseriscono pure qualche ora d'indottrinamento religioso, l'IRC, tanto per esser sicuri che i membri delle nuove generazioni non imparino mai a pensare, e invece credano in modo acritico-fideistico a ogni sorta di assurdità.
  • Non esiste un corso di studio il cui scopo sia far esprimere il vero potenziale racchiuso in ogni essere umano, perché chi detiene il potere non ha bisogno che fioriscano simili individui, ma di specifici automi, omologati e non-pensanti, disposti a sacrificare la propria esistenza asservendosi liberamente alle loro necessità.
  • Li chiamano imprenditori, datori di lavoro o benefattori, perché ti offrono la possibilità di poter lavorare in cambio della maggior parte della tua vita e del frutto del tuo lavoro, che gli vengono riconosciuti grazie alla tua volontà di donarglieli.
  • È la società che interferisce e modella i nostri comportamenti, le nostre credenze, le nostre scelte, quello che pensiamo sia giusto o sbagliato, il vero o il falso. Non siamo veramente liberi fin tanto che non comprendiamo questa verità.
  • il sistema socio-economico-culturale non insegue la libertà, né la felicità o il benessere degli esseri umani, ma è orientato a soddisfare la brama di potere e di profitto dei membri di una minoranza.
  • Il sistema ha bisogno d'individui disposti a schiavizzarsi per 8-12 ore al giorno, di consumatori incalliti che vestono alla moda e di menti stanche, distratte e assonnate davanti alla Tv.
  • Il sistema ha bisogno di cervelli non allenati al pensiero critico, che credano nei dogmi religiosi, economici e politici, necessari per ottenere gli obiettivi delle élites.
  • Il sistema ha bisogno d'individui docili, ubbidienti e incapaci di ribellarsi, che vadano a votare chi userà il potere dello Stato contro di loro.
  • Quando un individuo cede adattandosi alla normalità, il sistema ha vinto. L'essere umano sperimenta così un fallimento che si riassume con la parola sopravvivere, anziché vivere.
  • Nella Società Capitalistica le relazioni umane vere e sincere, i rapporti disinteressati, il tempo per l'arte, la scienza, il gioco, l'ozio e l'amore, vengono sacrificati per una dimensione economica ipertrofica, che è divenuta totalizzante e che non riesce a concepire altra meta se non quella d'inseguire il profitto, invece che la felicità degli esseri umani.
  • Affinché il consumatore si trasformi in un perfetto strumento per il profitto deve perennemente vivere nell'insoddisfazione e nell'invidia, pensando di poter trovare sollievo acquistando ancora, ancora e ancora di più.
  • Il consumismo non riuscirà mai a colmare le profondità di un'esistenza svuotata di significato, perché in realtà gli esseri umani non hanno bisogno di iper-consumare, mentre invece avrebbero un forte bisogno di vivere. 
  • Cedere ai condizionamenti e adattarsi alla normalità, invece di ribellarsi, opporsi, disubbidire e impegnarsi per cercare di ideare e costruire una società migliore, è esattamente quello che il sistema vuole che la massa faccia, perché in questo modo ciascun individuo contribuirà a mantenere in essere l'ordine delle cose mediante l'esercizio della propria normalità.
  • L'avere una vita “normale” rappresenta una meta subdolamente suggerita dal sistema, perpetrata con il preciso scopo di relegare alla massa specifiche funzionalità, riducendola in condizione di asservimento e privazione di libertà. 
  • Per riappropriarsi del tempo necessario alla vita è doveroso sottrarre terreno a quella normalità economica che oggi è divenuta totalizzante, per restituire spazio alla creatività, al gioco, ai sentimenti e all'ozio. 
  • La strada della rinascita dell'umanità passa per il rifiuto della normalità.
  • Perché mai qualcuno dovrebbe avere il diritto di poter sperimentare condizioni di agio superiori rispetto ai propri simili?
  • Obbligare le persone a dedicare la maggior parte del loro tempo alle attività lavorative non può essere considerata una forma di libertà, ma la sua negazione.
  • In una società a misura d'essere umano gli individui dovrebbero avere modo di poter lavorare per vivere, senza dover vivere per lavorare.
  • Svolgere forzosamente un'attività per 8-10 ore al giorno per 40 anni della propria esistenza, al fine di poter sopravvivere, rappresenta di per sé una vera e propria tortura per ogni essere umano.
  • Ci sono persone che hanno raggiunto i cento anni senza aver vissuto un sol giorno, perché non hanno saputo cogliere l'occasione della vita.


Mirco Mariucci

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