mercoledì 22 marzo 2017

Il pensiero di Parmenide

Parmènide di Elea (Elea, -515/-510, - 450) filosofo greco antico.
Tratto dal saggio: Pillole di Filosofia, disponibile al seguente indirizzo, anche in formato gratuito.

Introduzione:

Parmenide fu l'iniziatore della corrente di pensiero detta Eleatica. 

Contrariamente al senso comune, egli affermò che la molteplicità e i mutamenti del mondo fisico sono pura illusione.

La vera conoscenza può essere raggiunta soltanto attraverso l'uso della ragione, perché i sensi sono ingannatori.

E la ragione conduce ad affermare l'esistenza di un'unica realtà, la realtà dell'Essere: unico, immutabile, immobile, eterno, ingenerato, immortale, finito ed omogeneo. 

Per formulare questa tesi, Parmenide non si basò su spiegazioni mitologiche ma procedette fissando degli assiomi, ricorrendo al principio di non contraddizione e alla dimostrazione per assurdo, adottando un metodo che, in termini moderni, potremmo definire ipotetico deduttivo.


La filosofia:

Orbene, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola – quali sono le vie di ricerca che si possono pensare: 

l'una che "è" e che non è possibile che non sia – è questo il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità) – l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero su cui nulla si apprende. 

Infatti, non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile. Né potresti esprimerlo. Infatti lo stesso è pensare ed essere. Resta solo un discorso della via: che "è". 

Su questa via ci sono indicatori assai numerosi: che l'essere è ingenerato e imperituro, infatti è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine. 

Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto, uno, continuo. 

Quale origine, infatti, cercherai di esso? Come e da dove sarebbe cresciuto? 

Dal non-essere non ti concedo né di dirlo né di pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare che non è. 

Quale necessità lo avrebbe mai costretto a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla? 

Perciò è necessario che sia per intero, o che non sia per nulla. 

E neppure dall'essere concederà la forza di una certezza che nasca qualcosa che sia accanto ad esso. 

Per questa ragione né il nascere né il perire concesse a lui la Giustizia, sciogliendolo dalle catene, ma saldamente lo tiene. 

La decisione intorno a tali cose sta in questo: "è" o "non è". 

Si è quindi deciso, come è necessario, che una via si deve lasciare, in quanto è impensabile e inesprimibile, perché non del vero è la via, e invece che l'altra è, ed è vera.

E come l'essere potrebbe esistere nel futuro? E come potrebbe essere nato? 

Infatti, se nacque, non è; e neppure esso è, se mai dovrà essere in futuro. Così la nascita si spegne e la morte rimane ignorata. 

E neppure è divisibile, perché tutto intero è uguale; né c'è da qualche parte un di più che possa impedirgli di essere unito, né c'è un di meno, ma tutto intero è pieno di essere. 

Perciò è tutto intero continuo: l'essere, infatti, si stringe con l'essere. 

Ma immobile, nei limiti dei grandi legami è senza un principio e senza una fine, poiché nascita e morte sono state cacciate lontane e le respinse una vera certezza. 

E rimanendo identico e nell'identico, in sé medesimo giace, e in questo modo rimane là saldo. 

Infatti, Necessità inflessibile lo tiene nei legami del limite, che lo rinserra tutt'intorno, poiché è stabilito che l'essere non sia senza un compimento: infatti non manca di nulla; se, invece, lo fosse, mancherebbe di tutto. 

Lo stesso è il pensare e ciò a causa del quale è il pensiero, perché senza l'essere nel quale è espresso, non troverai il pensare.

Infatti, nient'altro o è o sarà all'infuori dell'essere, poiché la Sorte lo ha vincolato ad essere un intero ed immobile. 

Per esso saranno nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore. 

Inoltre, poiché c'è un limite estremo, esso è compiuto da ogni parte, simile a massa di ben rotonda sfera, a partire dal centro uguale in ogni parte: infatti, né in qualche modo più grande né in qualche modo più piccolo è necessario che sia, da una parte o da un'altra. 

Né, infatti, c'è un non-essere che gli possa impedire di giungere all'uguale, ne è possibile che l'essere sia dell'essere più da una parte e meno dall'altra, perché è un tutto inviolabile. 

Infatti, uguale da ogni parte, in modo uguale sta nei suoi confini.

Aforismi:

L'essere è, ed è necessario che sia.

Non costringerai a esistere ciò che non esiste.

Non si potrà mai fare che siano le cose che non sono.

L'essere è, il non essere non è.

Parmenide

Piergiorgio Odifreddi su Parmenide:

L'unica critica, benché sostanziale, che si possa oggi fare a Parmenide è di aver confuso la sintassi con la semantica e di non aver capito ciò che aveva dimostrato: 

non la contraddittorietà del non-essere come entità, ma l'inconsistenza dell'esistenza come predicato. 

Non bisogna comunque essere troppo severi con Parmenide, benché la sua incomprensione ontologica del non-essere abbia avuto il bel risultato di impedire per quasi due millenni lo sviluppo di una concezione occidentale dello zero in matematica e del vuoto in fisica. 

Piergiorgio Odifreddi 


Mirco Mariucci

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