mercoledì 22 marzo 2017

Il pensiero di Eraclito

Eraclito di Efeso (Efeso, -535 - Efeso, -475) filosofo greco antico,
considerato uno dei maggiori pensatori presocratici.

Introduzione:

Eraclito è noto come il filosofo del divenire. 

A suo avviso, il mondo, increato ed eterno, è caratterizzato da un flusso perenne di trasformazioni e mutamenti. 

La sua fama è associata al famosissimo aforisma «Pánta rêi», cioè «Tutto scorre», che però non è presente nei frammenti giunti fino a noi e con elevata probabilità è da attribuirsi ad un suo discepolo.

Eraclito concepì un’altra dottrina alla quale attribuiva un'importanza perfino maggiore rispetto a quella del perpetuo fluire: la dottrina dell'unità dei contrari.

Secondo questa concezione, l'armonia non è data dalla sintesi degli opposti, cioè dalla conciliazione e dall'annullamento della loro opposizione, bensì dalla tensione tra i contrasti, come accade nell'arco e nella lira.

Eraclito non fu un uomo dal carattere amabile. Era incline al disprezzo, spregiava il volgo, giustificava la guerra ed era tutt'altro che democratico. 


Filosofia:

Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti di trovare.

Chi non pensa l'impensabile si impedisce di raggiungerlo.

Se non ti aspetti l'imprevisto non lo scoprirai, sfuggente e improbabile com'è.

Non c'è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento; la permanenza è un'illusione dei sensi.

Il sole è nuovo ogni giorno. 

Io stesso muto nell'istante in cui dico che le cose mutano.

Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo.

Nulla è durevole quanto il cambiamento. Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. Tutto fluisce, nulla resta immutato.

Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo.

Ciò che è freddo si scalda, ciò che è caldo si fredda, l'umido si secca, l'asciutto si inumidisce.

Il mare è l'acqua più pura e più impura: per i pesci essa è potabile e conserva loro la vita, per gli uomini essa è imbevibile e esiziale.

La medesima cosa sono il vivente e il morto, il desto e il dormente, il giovane e il vecchio: questi difatti mutando sono quelli e quelli di nuovo mutando sono questi.

Su di un cerchio ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine.

La via in salita e la via in discesa sono un'unica via.

Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.

A tutti gli uomini è dato conoscere sé stessi e diventare saggi.

L'uomo è più vicino a se stesso quando raggiunge la serietà di un bambino intento nel gioco.

Avere una grande cultura non significa essere intelligente, perché l'erudizione non insegna ad avere intelligenza. 

In una sola cosa consiste la sapienza, nell'intendere la ragione, che è la stessa per tutti e governa tutto il mondo dappertutto.

Per quanto tu percorra ogni sua via, non potrai mai raggiungere i confini dell'anima: così profonda è la sua ragione.

Di questo lógos, che è sempre, gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; 

benché infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com'è. 

Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo.

L'intima natura delle cose ama nascondersi. 

Coloro che cercano l'oro scavano molta terra e ne trovano poco.

Per chi ascolta non me, ma il lógos, sapienza è intuire che tutte le cose sono uno, e l'uno è tutte le cose.

Quest'ordine del mondo, che è lo stesso per tutti, non lo fece né uno degli dei, né uno degli uomini, ma è sempre stato ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo dovuto si accende e al tempo dovuto si spegne.

La divinità è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, sazietà-fame. Ed essa muta come il Fuoco. 

Non è il meglio per gli uomini che si realizzi tutto quanto essi desiderano.

Il retto pensiero è la massima virtù e la saggezza è dire e far cose vere ascoltando e seguendo l'intima natura delle cose.

Ma la legge è anche ubbidire alla volontà di uno solo.

Il popolo deve combattere per la sua legge come per le mura della città.

Bisogna seguire ciò che è comune: ma pur essendo comune il logos, la maggioranza degli uomini vive come se essi avessero un proprio pensiero loro.

Morte è quanto vediamo stando svegli, sonno quanto vediamo dormendo. 

Il risveglio apre un mondo comune, il sonno invece riporta ognuno a un mondo suo proprio.

Gli uomini migliori preferiscono una sola cosa a tutte le altre: la gloria eterna rispetto alle cose mortali; i più invece pensano a saziarsi come bestie.

I porci godono della melma più che dell'acqua pura.

Gli asini preferirebbero la paglia all'oro.

Ogni essere che cammina al pascolo è condotto dalla frusta.

Uno solo, per me, vale diecimila, se è il migliore.

Qual è la mente e l'intelligenza degli uomini? I più credono agli aedi del volgo e ricorrono alla folla come maestra non sapendo che i molti sono inetti, mentre i pochi sono valenti.

Gli occhi sono testimoni più fedeli delle orecchie.

Bisogna però sapere che la guerra è comune, che la giustizia è contesa e che tutto accade secondo contesa e necessità.

La guerra è madre di tutte le cose e di tutte regina; e gli uni rende dei, gli altri uomini, gli uni fa schiavi, gli altri liberi.

Dobbiamo riconoscere che la guerra è propria a tutte le cose e che la discordia è la giustizia, e che tutto nasce e finisce fatalmente attraverso la lotta.

Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l'armonia più bella e tutto si genera per via di contesa.

La lotta è la regola del mondo e la guerra è comune regolatrice e signora di tutte le cose.

Che cosa sarebbe il mondo se non ci fosse la lotta? Un orrendo e solitario luogo di morte. 

Non è forse la malattia che rende buona la salute? 

Non è forse la fame che gratifica la sazietà e il travaglio che rende così dolce il riposo? 

Guai se uno degli elementi in lotta prendesse il sopravvento sul nemico: la vittoria coinciderebbe col suicidio del vincitore.

L'opposto in accordo e dai discordi bellissima armonia e tutto avviene secondo contesa.

Congiungimenti sono intero e non intero, concorde discorde, armonico disarmonico, e da tutte le cose l'uno e dall'uno tutte le cose.

Eraclito


Mirco Mariucci

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