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mercoledì 25 gennaio 2017

La lotteria delle religioni: come scegliere una religione a caso illudendosi che sia quella giusta



L'adozione di ogni culto religioso avviene sempre ed inevitabilmente in seguito ad un qualche genere di processo d'indottrinamento.

Il fine di tale prassi, è di convincere i nuovi potenziali addotti che l'unica via corretta da seguire nel corso dell'esistenza consista nella sottomissione agli specifici dettami del tal credo, in quanto tutte le altre dottrine sono in errore. 

In effetti, se un predicatore ha scelto di abbracciare e diffondere il credo di una certa setta in particolare, è del tutto evidente che la ritenga in qualche misura superiore alle altre: negare la veridicità di quest'ultima affermazione delegittimerebbe sia il credo che la sanità mentale - già di per sé in forte dubbio - dello stregone indottrinante. 


Ma la cosa a dir poco eclatante, è che tutta l'opera di convincimento avviene senza l'ausilio di evidenze empiriche oggettive, né di alcuna dimostrazione logico-razionale a supporto: al contrario, è esplicitamente richiesta una fede cieca, acritica e irrazionale, attuata “senza se e senza ma”. 

Il perché è ovvio: se esistessero evidenze empiriche oggettive non sarebbe necessaria la fede e a quel punto non si chiamerebbe più religione ma scienza. 

Analogamente, se ci fossero dimostrazioni rigorose, a maggior ragione non sarebbe necessaria la fede, perché staremmo parlando di  matematica.

Questa capacità di ripudiare la ragione al fine di accettare in modo irrazionale le “verità di fede” viene addirittura spacciata come una qualità, un privilegio o un dono di Dio. 

Non a caso Pietro Abelardo, con la sua filosofia riassumibile con il motto: «Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito», fu dichiarato eretico dalla Chiesa cattolica nel Concilio Lateranense II del 1139 [1]; mentre Anselmo d'Aosta, secondo  il quale: «Se non hai fede, non capirai», ovvero un illogico e pericoloso invito a "credere per capire", fu dichiarato santo nel 1163 e dottore della Chiesa nel 1720 da papa Clemente XI [2]. 

Il problema è che quando un individuo inizia a pensare, ragionare e comprendere, poi non è più neanche disposto a credere alle favole ed alle assurdità tipiche delle religioni. 

Solitamente, infatti, si abbraccia la religione della quale si viene a conoscenza nel proprio contesto sociale, storico e geo-posizionale, senza rifletterci su. 

La religione s'impone come fenomeno socio-culturale, e non in quanto portatrice di verità in sé. 

Così, in quest'epoca, un italiano sarà con tutta probabilità un adulatore dell'Uno e trino inseminatore di vergini, mentre un egiziano sarà un comunicatore telepatico solito rivolgersi alla mecca. 

Un italiano del 200 a.c., invece, avrebbe ringraziato il dio Bacco per il raccolto del vino e maledetto Priapo per la sua disfunzione erettile da sbronza. 

Similmente, un egiziano del 3.100 a.c. avrebbe certamente lodato il semidio Horus in caso di una bella giornata di sole o l'avrebbe maledetto nel caso gli si fosse bruciato il raccolto. 

Chiarito ciò, è lecito porsi una domanda: perché scegliere questa o quella religione in particolare, piuttosto che una delle altre? 

Quanti adepti si sono impegnati a studiare gli innumerevoli culti, sia contemporanei che antichi, effettuando una  comparazione per stabilire quale sia effettivamente il “vero” credo? 

Incamminandosi nella lunga analisi, ben presto diverrebbe evidente che molti culti sono in netto contrasto tra di loro... al che, qualcuno potrebbe osservare: «Il dio è sempre lo stesso, ciò che cambia è il nome o la forma, ma non la sostanza!». 

Quindi una divinità che rivendica sacrifici umani è la stessa che, in un'altra parte del mondo e a distanza di un certo lasso di tempo, diventa infinitamente buona comandando di non uccidere? 

E le numerose divinità delle migliaia di religioni antiche, decisero forse di effettuare una mega-fusione generando così l'essere perfetto dei monoteismi? O erano - e in molti casi sono ancora - l'espressione di quell'unico dio? 

Ricorderete senz'altro il comandamento cattolico che recita: «Non avrai altro Dio all'infuori di me» [3]. Ma se una divinità valesse l'altra, in quanto espressione molteplice dello stesso e unico Dio, che bisogno ci sarebbe di una simile raccomandazione? 

È vero che una volta posto 1=3 si può facilmente dimostrare che 1=K, con K naturale arbitrario, ma la ragione ci suggerisce anche che data la moltitudine di dottrine religiose esistenti, con i loro precetti arbitrari, almeno n di esse siano in contraddizione tra di loro. 

Ovvero, almeno n culti religiosi non possono coesistere in quanto le rispettive dottrine sono intrinsecamente incompatibili, poiché l'una esclude le altre. 

Essendo in contraddizione, e supponendo l'unicità del messaggio divino per il genere umano, si converrà che almeno n-1 di queste siano errate. 

Non essendoci né elementi oggettivi né razionali che facciano convergere la scelta per l'una o per l'altra religione [4], l'atto di scegliere una tra le fedi disponibili equivale a tirare a sorte puntando sull'estrazione di un numero naturale tra 1 e n. Un po' come in una lotteria. 

Non avendo elementi oggettivi ad appannaggio di una o dell'altra setta religiosa, concorderete che l'ipotesi più plausibile sia quella di supporre una condizione di equiprobabilità, così che la probabilità di vittoria sarà esattamente 1/n, a prescindere dal credo che si decide di praticare, proprio come in un lancio di un dado a n facce non truccato.

Il tutto, ammettendo che almeno una di queste facce sia quella esatta... altrimenti la probabilità di vittoria sarebbe sempre e comunque nulla. 

D'ora in poi potete affermare che la risposta corretta alla domanda: «Come hai scelto la tua religione?» è la seguente: «Ho tirato a sorte tra le n disponibili». 

Alcuni affermeranno: «Anche l'ateismo è una religione! Perché non risulta tra le n possibilità?». 

Semplice: perché l'ateismo non è una religione. Si definisce ateo (o atea) chi non crede in alcuna divinità, non chi crede che non esiste alcuna divinità, che è ben diverso. 

L'ateo non sta praticando una qualche strana forma di religione, anche se a molti piace erroneamente asserirlo, in quanto non esiste una religione atea che afferma di credere che dio non esiste, così come il non-collezionare francobolli non è un hobby e il non-correre non è una disciplina dell'atletica. 

Non è che l'ateo ha fede nella non esistenza di Dio, è semplicemente che non crede ai parti dell'immaginazione di chiunque si presenti affermando l'esistenza di fantomatiche divinità sovrannaturali, senza il supporto di alcuna evidenza oggettiva, né di uno stralcio di dimostrazione, né tanto meno riponendo il suo credo su argomentazioni valide. 

Il vero ateo è colui che ha ascoltato le opinioni dei credenti a proposito di dio, le ha analizzate con la forza della ragione ed ha concluso che non è razionale accettarle. 

Quando un'intervistatrice chiese a Russell perché non fosse cristiano, la risposta fu:

«Perché non trovo qual si voglia prova per alcuno dei dogmi cristiani, ho esaminato tutti gli argomenti in favore dell'esistenza di Dio e nessuno di questi mi è parso logicamente valido» [5].  

Chi crede a “prescindere da” è il credente non l'ateo;  quest'ultimo adotta una posizione che deriva da un sano e corretto atteggiamento logico-matematico, scettico-razionale. 

Per credere è necessaria la sospensione del pensiero critico, in quanto i dogmi non possono essere rimessi in discussione e devono essere accettati in modo incondizionato per fede, appunto, la qual cosa è possibile se e solo se si smette di pensare, ovvero si è disposti ad anestetizzare le facoltà della propria mente. 

Qualora, nella più improbabile delle ipotesi, una delle tante divinità azteche dovesse manifestarsi inequivocabilmente sulla terra, gli atei razionalisti, superato lo stupore iniziale, non avrebbero troppe difficoltà nel riconoscere la sua esistenza innanzi ad una simile evidenza empirica. 

Si potrebbe dire la stessa cosa per un cattolico convinto? 

Chi crede ciecamente nel dio della Bibbia difficilmente sarebbe disposto a compiere un simile passo: il vero credente, per sua formazione mentale, sarebbe pronto a mantenere ben salda la propria fede nei confronti del suo Dio, sempre e comunque, indipendentemente da qualsiasi eclatante e oggettiva evidenza contraria, interpretando la comparsa della divinità azteca come una “prova” appositamente inscenata da Satana per minare la sua fede! 

Molto affascinante è notare che, senza farsi alcun problema, anche chi crede in Dio è tacitamente ma inequivocabilmente ateo nei confronti di tutte le altre divinità all'infuori di quella in cui afferma di credere. 

Come disse lo storico Stephen Henry Roberts: 

«Io sostengo che siamo entrambi atei, solo che io credo in un dio di meno rispetto a voi. Quando capirete perché rifiutate tutti gli altri possibili dei, capirete anche perché io rifiuto il vostro»[6].

In altre parole, siamo tutti atei nei confronti delle divinità degli altri, anche se non sappiamo di esserlo.

Mirco Mariucci

Note:

[1] Si veda Pietro Abelardo, https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Abelardo


[3] A.T. Esodo 20-3

[4] Ciò è palese altrimenti, supponendo l'ipotesi di scelte fatte da agenti razionali, tutti abbraccerebbero la religione empiricamente accreditabile o quella indicata dalla logica-razionale, non esisterebbe più il concetto di fede e questa dissertazione non sarebbe mai avvenuta.

[5] Cit. Bertrand Russell in un intervista del 1959 reperibile all'indirizzo:
 https://www.youtube.com/watch?v=HXxtPFtRDz4

[6] Citato dal filosofo e saggista statunitense Sam Harris, si veda:
https://it.wikiquote.org/wiki/Sam_Harris

2 commenti:

  1. Ti dichiari scientificamente ateo
    ed equidistante da tutte le religioni
    ma in verità la tua religione l'hai già
    scelta ed è il buddismo. Dico bene?
    Perchè non attacchi il buddismo
    come fai con i cattolici?
    Perchè sai che sono due religioni
    antagoniste e tu sei di parte.
    Vergognati falso!

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    1. Dice male: sono un non-credente, razionalista e materialista. Non "attacco" il buddismo semplicemente perché non ho subito processi indottrinanti in tal senso...

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